E’ quasi l’ora di iniziare la giornata. il computer si accende. carica un player di MP3 e una playlist impostata appositamente. A volume prefissato la mai musica prende dolcemente possesso della stanza e mi sveglia dal sonno.
Mi sveglio pienamente solo sotto la doccia. Ne esco e allestisco la colazione. Nel frattempo hanno già caricato tutto quello che serviva il browser, che mi mostra la rassegna stampa di Google news, e il lettore di feed RSS, che riporta le ultime novità. Hacking, sicurezza, informatica generale, software, open source eccetera. se c’è un piacere nella vita prima che arrivi mezzogiorno, è fare colazione dando un’occhiata alle ultime novità.
Poi si comincia a lavorare. ad Hacker Journal, naturalmente. C’è qualcosa da scrivere. Oppure occorre da rivedere testi scritti da qualcun altro. Se non ci fossero gli script di ripulitura automatica, sarebbe un lavoro noioso. Invece il bello è leggere le cose degli altri .Spesso sono illuminanti. Intanto gli accenti, le righe vuote, le maiuscole dimenticate, i fine riga fuori posto vanno a posto. Da soli.
A un certo punto viene fame. Viene anche ora di mangiare qualcosa. Le pulizie automatiche del computer sono impostate intorno all’ora del pranzo. così, quando ci si rimette a lavoro, logo e cache inutili sono già stati ripuliti.
Nel pomeriggio si progettano i numeri futuri, si controlla la posta, si va a caccia di cose interessanti su Internet. Il client di chat è pronto ad avvisare se qualche amico arriva online. L’agenda ricorda gli appuntamenti del giorno dopo e dal P”P magari arriva una canzone da provare (quelle da tenere si comprano!) o un documento “proibito” di qualche interesse.
Arrivo al punto. tutte le cose che ho descritto sono automatiche. Al massimo, semiautomatiche. Una volta impostate, vano da sole potenzialmente per sempre. Oppure partono su richiesta e svolgono il lavoro senza chiedere niente a nessuno. A qualcuno sarà capitato di lavorare per una giornata intanto che, dietro, il computer impiega ore e ore a compilare un pacchetto open source.
Il vero hacker sa mettere il computer al proprio servizio. Studiamo i servizi automatici. I sistemi di scripting. Spendiamo due giorni per imparare a impostare una cosa che ci fa risparmiare due minuti. In poco tempo diventeremo più liberi, più bravi, più capaci, più importanti.
In questo numero del giornale citiamo le tre virtù del programmatore: pigrizia, impazienza ed eccesso di confidenza in se stessi.
Mettere il computer al nostro servizio è il primo passo in questa direzione. Facciamolo lavorare. Condividiamo le nostre scoperte con la comunità. Dalle piccole cose automatiche che facciamo sul nostro computer possono nascere grandi cambiamenti. Nessuno di noi vuole passare al vita a fare clic al posto di una macchina.
The Guilty
