Bigthisle ci ha messo la pulce nell’orecchio. Non ha torto. Quando c’è stato lo tsunami in Oceano Indiano si è dato molto risalto alla bontà delo Stato, che rinunciava all’Iva sui messaggini per devolvere un euro in beneficenza, e a quella dei provider telefonici, che rinunciavano ai loro ricavi. D’accordo… e le prepagate? Quando compro una prepagata da 50 euro, tipicamente compro una ricarica effettiva di 45 euro e ne do cinque al provider telefonico. Quando mando il messaggino, il provider ha già avuto il suo bel ricavo e non rinuncia proprio a niente. Quanto allo stato, forse è meglio stendere un velo pietoso. Preleva e succhia in talmente tanti modi che l’SMS deve essere proprio l’ultima delle sue preoccupazioni.
Quelli buoni non lo sono, lo sembrano e basta.
Su Internet le cose vanno un pò meglio. A volte. È probabile che Wikipedia non farà una brutta fine, grazie a Google. Wikipedia è l’enciclopedia open source, compilata gratuitamente da chi ha deciso di regalare tempo al progetto. Migliaia di persone oramai la usano quotidianamente per tutto, dalle ricerche scolastiche alle scommesse con gli amici all’autoapprendimento (mai smettere di imparare!). Ma chi lo ospita? I server costano, la banda pure. Il progetto è gratis, ma ha un costo.
Così si è fatto avanti Google, che ha proposto a Wikipedia un progetto di hosting gratuito. Il comitato dei coordinatori di Wikipedia sta esaminando la proposta e in marzo si incontrerà via IRC con quelli di Google per discuterla (sì, ma adesso IRC si fa anche business). Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, ha già incontrato più volte Sergei Brin e Larry Page, i padroni di Google.
È già stato chiarito che Google non chiede assolutamente niente in cambio a Wikipedia. Si è parlato di pubblicità sulle pagine, per esempio, ma non è così. Google ha anche un precedente. Google Groups è un deposito immenso di messaggi di newsgroup che sarebbero andati persi se l’azienda non avesse deciso di ospitarli sui suoi server.
Cerrto, l’utilità di tutto è che noi quei messaggi li possiamo ancora cercare. E cercandoli via Google facciamo gli interessi di Google. Per questo nella comunità ci sono molte voci perplesse. È giusto che un progetto completamente gratuito e aperto finisca, bene o male, nelle mani di un ente commerciale? Qualcun altro risponde: più che farlo gratis, un’azienda che altro deve fare, se vuole contribuire al progresso del software libero (anche un’enciclopedia online è software)?
Insomma, capire chi sono i buoni non è mai semplice.
Chi sono i cattivi, invece, è chiarissimo. Basta leggere la pagina qui a fianco. Altro che Google. Questi ahnno i soldi, vogliono farne altri e non guardano in faccia a nessuno. C’è qualcosa che possiamo fare? Sì. Nella difficoltà di capire chi siano veramente i buoni, dobbiamo iniziare a essere buoni noi. Forse c’è qualche buco in Wikipedia che aspetta di essere colmato da noi. Se un film scaricato ci è piaciuto molto, forse sarebbe il caso di comprarlo, per rispetto a tutte quelle persone che ci hanno faticato sopra, ed è evidente che in questo il copyright non c’entra.
Abbiamo infinite occasioni di essere buoni e fare la nostra parte, dare qualcosa in cambio di tutto ciò che riceviamo gratis dalla Rete. Se mancano le idee, beh, c’è qui un numero di Hacker Journal appena sfornato, con un sacco di spunti. Divoriamolo.
